Storie di Palio: la Carriera di duecento anni fa, Cicciolesso e l’aiuto in famiglia. Nell’agosto del 1826 Luigi Brandani portò in trionfo il Nicchio. Determinante l’intervento dei fratelli. di Roberto Filiani - 15 Agosto 2026
Il Palio del 16 agosto 1826 si corse alla presenza del Granduca di Toscana Leopoldo II e per l'occasione le comparse vennero vestite alla spagnola con i costumi realizzati dal tal Santucci, noto costumista teatrale. Parteciparono alla carriera le seguenti contrade: la Lupa con Ghiozzo; l'Istrice con Brandino; la Giraffa con Figlio di Caino; la Tartuca col Gobbo Saragiolo; il Nicchio con Cicciolesso; la Pantera con Piaccina; il Montone con Caino; la Civetta con Farfallino; il Drago col maniscalco Pacini ed il Leocorno con Bonino.
Il sorteggio dei posti al canape, per evitare liti e polemiche, fu effettuato direttamente dal mossiere Enrico Mocenni ed i cavalli furono accompagnati alla mossa dai rispettivi barbareschi. La carriera fu condizionata da vecchi rancori, risalenti al luglio 1823 per il mancato pagamento di un partito, tra Brandino e il Gobbo Saragiolo.
Appena data la mossa, infatti, il fantino dell'Istrice prese in consegna quello della Tartuca non facendolo girare a San Martino dove Brandino, non contento, trattenne il cavallo del Gobbo Saragiolo fino al termine della corsa. Ad approfittare di tutto fu il Nicchio che, dopo essere partito nettamente primo, fu insidiato soltanto dalla Civetta, con uno sconosciuto fantino che nelle cronache dell'epoca venne nominato “foresto fiorentino” ma che negli annali del Palio è rimasto col soprannome di Farfallino.
Le cadute dei favoriti Piaccina e Caino spianarono ulteriormente la strada a Cicciolesso che riportò la vittoria nel Nicchio col morello maltinto di Ferdinando Gigli, la quarta ed ultima dell'esperto fantino di Taverne d'Arbia. A favorire il dominio di Luigi Brandani detto Cicciolesso furono senza dubbio anche i suoi fratelli, oltre al citato Matteo detto Brandino, che fermò il Gobbo Saragiolo, fu decisivo anche il contributo di Giuseppe detto Ghiozzo che corse nella Lupa.
Per meglio comprendere l'andamento della carriera ci affidiamo ad alcuni stralci del resoconto del diarista Bandini “Scappata dalle mosse ci fu la cattura della Tartuca fatta dall'Istrice data malamente la mossa scappò primo il Nicchio, seconda la Civetta, terza e quarta l'Istrice e la Tartuca e la portò entro San Martino e la tenne fino alla terza girata. Si corse pertanto con sei cavalli e vinse il Nicchio benchè perseguitato dalla Civetta, poi Chiarini e Piaccina caddero, onde nel corso non vi erano se non che sei contrade che fecero le oche una dietro l'altra e finì che il Nicchio riportò la vincita, era ventisette anni vincendolo il 16 agosto 1799”
Il dissidio tra Istrice e Tartuca ebbe pesanti conseguenze anche nell'immediato dopo Palio quando un gruppo di tartuchini, unitamente a tal Serafino Rossi, fantino di piazza, prima inveirono contro Brandino e poi lo aggredirono fisicamente, nella colluttazione spuntò un coltello ed il cavallo dell'Istrice rimase ferito.
Infine, sempre con l'ausilio del Bandini, forniamo una sintetica descrizione della festa del Nicchio del 21 agosto: “Ieri sera circa le ore 23 nella Contrada del Nicchio fu ritta una tavola nel mezzo della strada ed a linea della Chiesa e alla Fonte dei Pispini, ove furono trattati a zuppa, lesso e umido e dessere con vino buono, un numero assai grande di ragazzetti poveri e ragazzette di detta qualità gridavano Evviva il Nicchio”.