L’assurdo Palio del luglio 1877 Di Giulio Provvedi - 31 Gennaio 2026
Caddero tutte le contrade, un fantino ubriaco non si alzava più da terra, l’Oca pretendeva la vittoria da una mossa falsa e un fantino esordiente fu squalificato a vita. Parliamo di una delle carriere più caotiche di sempre, ovvero quella del 2 luglio del 1877.
Fin dalla mossa si poteva intuire che quella non sarebbe stata una corsa normale: secondo le cronache dell’epoca quando la Pantera, di ricorsa, tentò l’entrata tra i canapi, questi non furono abbassati e così tutti i cavalli delle altre contrade (Torre, Oca, Nicchio, Tartuca, Bruco, Giraffa, Selva e Lupa) caddero a terra.
Miracolosamente da quel pandemonio uscirono indenni tutti i barberi e tutti i fantini. Tutti tranne uno: Romualdi Tommaso Angelo, detto Girocche, fantino della Lupa che rimase a terra senza riuscire a rialzarsi, tanto era ubriaco, le cronache infatti affermano che “[…] tutti si rialzarono, fatta eccezione per Girocche, il quale rimase immobile sul tufo senza dare segni di vita. La verità era però un’altra: Girocche era in preda ad una enorme sbornia che gli impediva di montare a cavallo.” Girocche fu portato all’ospedale del Santa Maria della Scala dove si riprese in tempo per precipitarsi di nuovo in Piazza.
I deliri erano però appena iniziati. La tensione tra i canapi e tra i popoli era palpabile, complice l’attesa sempre più lunga e il sopraggiungere delle tenebre. Ci fu una seconda mossa falsa, questa volta i cavalli partirono ma uno di questi non si volle fermare: il fantino dell’Oca, l’esordiente Angelo Innocenti, vedendosi uscire dai canapi in testa seguito dalla Torre, allo scoppio del mortaretto decise di ignorare l’ordine del mossiere, proseguendo la sua corsa in solitaria per tre giri.
Nonostante la palese irregolarità gli ocaioli corsero sotto il palco dei Giudici pretendendo il Palio, fra le proteste delle altre contrade, che reclamavano giustamente la ripetizione della corsa.
Qui le cronache riportano come i contradaioli di Fontebranda tentarono una mossa strategica, facendo uscire in fretta e furia cavallo e fantino dalla Piazza nel tentativo di dissuadere i Giudici dal far correre di nuovo la carriera.
Il barbaresco fu bloccato prima che riuscisse ad allontanarsi, ma il fantino era già scomparso. In un clima sempre più febbricitante e delirante, fu deciso di ripetere la corsa immediatamente e che l’Oca avrebbe corso con il cavallo scosso. Ma come prevedibile, il cavallo si rifiutava di rimanere fermo tra i canapi.
Tra fantini ubriachi, accese proteste e cavalli scossi il tempo era passato ed ormai era sopraggiunta la notte. Il Palio fu inizialmente rimandato al giorno successivo, ma nel pomeriggio del tre luglio la Prefettura intervenne e proibì lo svolgimento della corsa per motivi di ordine pubblico, temendo che gli scontri tra contradaioli del giorno precedente potessero ripetersi con maggiore intensità.
Il fantino dell’Oca, ritenuto responsabile dello scoppio dei tafferugli e di conseguenza dell’annullamento del Palio, fu bandito a vita dalla competizione, passando alla storia come unico fantino ad essere squalificato per sempre senza aver corso neanche una carriera.