Quando nasce un inno di Contrada: così una musica diventa memoria di Siena
(di Leonardo Castagnini - 5 ottobre 2026)
Dietro ogni inno c’è una storia fatta di uomini, sentimenti e appartenenza. La Chiocciola, nel 1924, aprì una strada destinata a diventare parte della colonna sonora della Siena contradaiola.
C’è un momento, nelle feste di Contrada, in cui le parole non bastano più. Servono una melodia, un ritmo, una voce capace di raccogliere in pochi minuti la storia di un popolo. È così che nasce un inno di Contrada: non semplicemente una canzone, ma una sorta di memoria collettiva che passa di generazione in generazione. A Siena questa tradizione ha una storia ormai secolare e affonda le sue radici nel 1924, quando la Chiocciola, dopo la vittoria del Palio d’Assunta con Giacca, si dotò del primo inno di Contrada documentato. Da allora, quelle note sono diventate parte integrante della vita contradaiola.
Tutto comincia da una vittoria: Per capire come possa nascere un inno bisogna tornare indietro di oltre un secolo, precisamente al 1924.
È il 16 agosto e la Chiocciola torna a vincere il Palio. In Piazza del Campo è Giacca, montata da Angelo Meloni, a regalare alla Contrada di San Marco una vittoria destinata a lasciare il segno. Il successo accende naturalmente l’entusiasmo dei contradaioli e comincia l’organizzazione dei festeggiamenti.
La Cena della vittoria viene fissata per il 28 settembre. E proprio in vista di quella serata entra in scena la musica.
Il maestro Giovanni Bonnoli, musicista originario di Bagnacavallo, capo musica dell’87º Reggimento di Fanteria e direttore della Società Filarmonica senese, propone al Seggio della Chiocciola la realizzazione di un vero e proprio “inno popolare” dedicato alla Contrada.
Non si tratta di una scelta casuale. Nella Siena dell’epoca la musica bandistica è parte fondamentale delle feste, delle serate pubbliche e delle celebrazioni. L’inno, inoltre, è ormai diventato uno degli strumenti attraverso i quali una comunità può riconoscersi e dichiarare pubblicamente la propria identità.
Parole, musica e un terzo protagonista: A scrivere le parole è Bruno Zalaffi, chiocciolino e autore di stornelli e canzoni. È lui a trasformare l’entusiasmo per la vittoria di Giacca in versi destinati a rimanere nel tempo.
Bonnoli, invece, porta la componente musicale, costruendo un brano in 2/4, con un carattere marziale e una forte impronta della tradizione patriottica e bandistica dell’epoca.
Ma la storia non finisce qui. Dai documenti dell’Archivio della Contrada emerge infatti una terza figura fondamentale: il maestro Ugo Mattii, direttore della Banda municipale e musicista legato alla vita musicale senese.
Mattii collabora con Bonnoli e realizza una trascrizione dell’inno destinata alla serata della Cena della vittoria. Lo spartito, conservato nell’Archivio della Contrada, porta la data del 24 settembre 1924 e la dedica “alla nobil contrada della Chiocciola”.
Quel legame con la marcia del Palio: C’è poi un particolare che racconta ancora meglio quanto la musica fosse già legata al rito del Palio.
Nella trascrizione di Mattii vengono inseriti gli squilli iniziali della Marcia del Palio, creando un collegamento diretto tra l’inno della Contrada e quella che era ormai diventata una delle musiche simbolo della città e della Carriera.
Non è soltanto una scelta musicale. È quasi una dichiarazione: la Contrada canta la propria storia, ma lo fa dentro la storia più grande del Palio e di Siena.
Alla Cena del 28 settembre 1924, davanti a circa 300 commensali, l’inno viene eseguito dalla banda cittadina e dai cori della Corale Verdi. La cronaca dell’epoca racconta l’esecuzione dell’inno alla Chiocciola con le parole di Zalaffi e la musica attribuita al maestro Mattii.
Da quel momento quelle note iniziano a vivere.
Dopo la chiocciola, l’Onda: Nel 1928 arriva il secondo inno di Contrada, quello della Contrada Capitana dell’Onda. Anche in questo caso compare il nome di Giovanni Bonnoli, autore della musica, mentre il testo viene affidato al poeta e giornalista Ezio Felici.
È il segnale che qualcosa sta cambiando. L’inno comincia a diventare un elemento riconoscibile della vita contradaiola, una musica capace di accompagnare le occasioni ufficiali e le celebrazioni, fino a trasformarsi in un vero e proprio simbolo.
E lo stesso Bruno Zalaffi, anni più tardi, verrà chiamato a scrivere il testo dell’inno della Pantera.
La tradizione, insomma, comincia a passare da una Contrada all’altra.
Il 1965 e i diciassette inni: Un altro passaggio fondamentale arriva nel 1965, quando Silvio Gigli organizza al Teatro dei Rinnovati una rassegna-concorso dedicata agli inni delle Contrade.
Il 26 giugno di quell’anno vengono presentati i diciassette inni ufficiali, eseguiti dall’Unione Bandistica Senese e cantati dall’Unione Corale Senese.
È un momento destinato a segnare la storia musicale del Palio.
La tradizione nata oltre quarant’anni prima con la Chiocciola viene così raccolta e portata su un palcoscenico cittadino. Le Contrade si presentano attraverso la propria musica e ciascun inno diventa, a tutti gli effetti, una carta d’identità sonora.
Da quel momento gli inni ufficiali delle diciassette Contrade entrano ancora più profondamente nell’immaginario collettivo senese.